Come andrà l’economia mondiale dopo il coronavirus?

L’arrivo del coronavirus ha portato scompiglio in tutto il mondo, ha arrestato le nostre vite, l’economia e purtroppo non solo questo. Tutto quello che prima davamo per scontato oggi non è più così. Sotto determinati punti di vista sarà come partire da zero. Abbiamo intitolato questo articolo: “Come andrà l’economia mondiale dopo il coronavirus?“.

Non è facile rispondere a questa domanda perché come potete immaginare bisogna prendere in considerazioni diversi fattori. Noi abbiamo cercato di raccogliere più informazioni possibili, ritagliando brevi passi estratti dai più importanti quotidiani e prendendo spunto da fonti autorevoli.

Il quotidiano “Il foglio” su un suo articolo ha posto una giusta domanda: “Si può guadagnare col Coronavirus?” e ha continuato dicendo che: “L’Ocse ha avvertito che si tratta della più grave minaccia all’economia globale dalla crisi del 2008. La società di consulenza londinese Capital Economics ha stimato un costo di almeno 280 miliardi di dollari solo nei primi tre mesi del 2020. Jeff Bezos e Bill Gates ci hanno rimesso 21,9 miliardi di dollari in cinque giorni…“.

Questo virus che ci ha costretti a rimanere a casa e in qualche modo cambiando le nostre abitudini, ha modificato l’ordine delle priorità e ha trasformato in particolare modo i nostri consumi.

Cos’è cambiato con il coronavirus?

Sono aumentati ad esempio gli acquisti online, ora più che mai si sta utilizzando l’hi-tech molto probabilmente a causa del telelavoro. Per non parlare di piattaforme streaming video come Netflix e YouTube che hanno subito una forte impennata di visualizzazioni. Però per evitare il collasso della rete l’Unione europea ha chiesto di diminuire la qualità dei video, richiesta che è stata accettata dai due colossi. Naturalmente è aumentata anche la vendita online di libri.

Senza meno tra le principali aziende ancora in forte produzione ci sono quelle farmaceutiche. In particolare hanno subito un rialzo del prezzo delle quotazioni in borsa le aziende che stanno cercando il vaccino che fermi il coronavirus (Leggi il nostro articolo: Guadagnare con Azioni di Aziende farmaceutiche che studiano il vaccino del Covid-19 è possibile?).

Chi sta traendo molto beneficio da questa situazione è sicuramente l’ambiente, ad esempio da quando la Cina ha chiuso gran parte delle industrie l’emissione di CO2 è diminuita moltissimo, si parla di circa 150 milioni di tonnellate in meno. Lo stesso vale per l’Italia, dove c’è stata una riduzione di CO2 e di altri inquinanti.

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In generale c’è stata una brusca contrazione dell’economia. Lo abbiamo visto con le Borse e purtroppo lo stiamo ancora vedendo in quest’ultimo periodo. Ci sono stati giorni neri, anche se man mano le Borse hanno cominciato a riprendersi si verificano costantemente dei forti rialzi e dei forti ribassi. Più avanti troverete un paragrafo dedicato alla guerra dei prezzi del petrolio che c’è stata in particolare tra Arabia Saudita e Russia.

Leggi il nostro articolo: Come investire in azioni ai tempi del Coronavirus

Le più importanti aziende come Amazon hanno visto scendere il prezzo delle loro azioni, quelle che invece hanno tratto vantaggio dal coronavirus sono quelle farmaceutiche che si occupano della ricerca del vaccino. 

Purtroppo quando si verificano problematiche di questo tipo c’è purtroppo chi ci specula sopra, ma altri no perché traggono profitto solo semplicemente dal fatto che producono beni o servizi particolarmente necessari in questo periodo.

Parliamo ad esempio di produttori di antisettici e disinfettanti, igienizzanti per le mani. Ci sono anche i produttori di dispositivi di protezione delle vie respiratorie, comprese le mascherine e i produttori di guanti in lattice e molto altro ancora.

Cosa accadrà all’economia mondiale?

È ancora presto per fare delle considerazioni precise su quali saranno gli effetti del coronavirus sull’economia mondiale.

Da come si può già vedere la pandemia ha già causato molti problemi a livello economico, questi purtroppo si protrarranno anche nel futuro.

Si parla di economia mondiale perché oggi i principali Stati hanno instaurato rapporti di reciproca dipendenza tra più cose.

Questa pandemia, in confronto al passato avrà un maggiore impatto perché l’economia mondiale è molto più vasta, ci sono molti più Paesi interconnessi tra di loro.

Le ricerche più moderne riguardanti la ripresa dell’economia globale dopo un forte schock risalgono in particolare al 2003 dopo l’epidemia di Sars e al 2009 dopo l’influenza suina (H1N1). In questi anni sono state fatte diverse stime, si parla di un costo economico complessivo di diverse centinaia di miliardi di dollari.

Per calcolare il valore totale delle perdite di una pandemia si devono prendere in considerazione diversi fattori come ad esempio la cessazione della produzione di diversi settori, di conseguenza bisogna considerare anche il calo della domanda causata dai limiti posti alla mobilità delle persone. Poi ci sono i disoccupati, le persone che hanno perso il lavoro a causa della riduzione della forza lavoro e della chiusura di molti esercizi commerciali e molto altro ancora.

Sicuramente, a differenza dell’epidemie passate, questa pandemia avrà un impatto maggiore sull’economia globale.

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È sbagliato pensare che finita l’emergenza coronavirus tutto tornerà come prima.

Siamo ancora all’inizio, non è possibile dire con certezza quello che potrà accadere. Innanzitutto sarà da vedere quanto ancora si estenderà il contagio e quando finalmente si fermerà e ci sarà la disponibilità di un vaccino che debelli il coronavirus. Poi bisogna vedere quando potrà riprendere la mobilità delle persone e l’attività produttiva.

In riferimento al mercato azionario da quando è iniziata la pandemia le Borse sono in calo, con previsioni economiche al ribasso giorno dopo giorno.

Emergenza coronavirus, Eurobond o Mes?

Il 9 aprile scorso il Consiglio dei ministri delle Finanze dell’Unione Europea (Eurogruppo) si è riunito per esaminare i possibili provvedimenti da attuare per contrastare la crisi COVID-19.

L’Italia era a favore degli Eurobond oppure in second’ordine del Mes, lo stesso non si può di gran parte degli altri Stati membri dell’UE.

Alla conclusione di quella giornata ne è venuto fuori che, stando a quanto riportato su il quotidiano ilmessaggero.it: “… nel testo delle conclusioni adottate dall’Eurogruppo non compare nessun riferimento ai titoli di debito comuni. Si allude solo a «strumenti innovativi di finanziamento» nel punto che riguarda il Recovery Fund, la proposta francese che piaceva all’Italia perché poteva essere il grimaldello per far passare gli Eurobond. «L’Eurogruppo è d’accordo a lavorare ad un Recovery Fund per sostenere la ripresa», scrivono i ministri, che però, per ora, lo vedono come un mezzo per «fornire fondi per la ripresa attraverso il bilancio Ue». Il fondo «sarà temporaneo e commisurato ai costi straordinari della crisi e aiuterà a spalmarli nel tempo attraverso un finanziamento adeguato“.

Inoltre viene aggiunto che: “… i ministri si rimettono ai leader e rinviano «la discussione sugli aspetti pratici e legali del fondo, la sua fonte di finanziamento e strumenti innovativi di finanziamento coerenti con i Trattati» ad un futuro prossimo. Il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno prova a quantificare almeno il tempo: «Il Recovery Fund dovrà essere pronto quando l’emergenza sarà finita e dovremo affrontare la ripresa». Insomma, c’è ancora tempo per convincere la Germania e l’Olanda a fornire garanzie comuni per emettere una quantità limitata di titoli europei. Sui Coronabond «dobbiamo essere pazienti», ha detto Centeno. Intanto, l’Europa oggi si accontenta di aver varato il pacchetto finanziario più corposo della sua storia: 500 miliardi di euro, se si sommano i 100 dello schema anti-disoccupazione Sure, i 200 della Bei per le imprese, e i 240 del Mes“.

Si parla poi di Pandemic Credit Line, il fondo salva-Stati: “… non avrà condizionalità se verrà usata per affrontare le spese sanitarie, dirette e indirette, legate alla crisi Covid-19. I Paesi possono richiedere fino al 2% del loro Pil, per l’Italia circa 35 miliardi. Sarà disponibile fino alla fine dell’emergenza, e dopo che sarà finita, i Paesi si impegnano a «rafforzare i fondamentali economici“.

Naturalmente queste decisioni hanno lasciato scontenti alcuni politici italiani, ad esempio c’è chi minaccia di presentare una mozione di sfiducia e chi nega il suo voto alla maggioranza e così via. È difficile accontentare tutti, ma quello a cui si dovrebbe fare attenzione è il benessere del popolo italiano che esige delle garanzie e sostentamenti nel prossimo futuro.

Nei due paragrafi successivi vedremo in dettaglio cosa gli Eurobond e il Mes.

Cosa sono gli Eurobond

In particolare in questi ultimi giorni si sente nominare spesso la parola Eurobond. Ma cosa sono questi Eurobond? Perché da una parte sono apprezzati e da altri no?

Noi abbiamo trovato interessante l’articolo scritto da ilsole24ore.com che spiega con parole molto semplici cosa sono gli Eurobond e perché provocano conflitti.
Iniziano parlando dei debiti e dei bond: “… per finanziare i servizi che garantisce ai cittadini, le pensioni, gli investimenti e le spese correnti ciascuno Stato spende in genere una cifra maggiore rispetto a quanto riscuote attraverso le imposte versate dagli stessi contribuenti, siano essi famiglie o imprese. La differenza viene in gran parte coperta chiedendo in prestito il denaro necessario ed emettendo in cambio obbligazioni (bond appunto, in lingua anglosassone) che garantiscono il pagamento di interessi oltre alla restituzione a scadenza dell’ammontare ricevuto al momento della sottoscrizione“.

Poi parlano dei tassi di interesse che cambiano in base alla durata del prestito e dove viene calcolato anche il “rischio di credito di chi presta denaro, cioè lo Stato“. Qui entra in gioco lo spread: “La differenza che si paga in termini di interessi su strumenti simili (in genere si prendono i titoli con scadenza decennale)…” che: “…si riferisce allo scarto tra i Btp italiani (il cui rendimento sui 10 anni viaggia al momento intorno all’1,5%) e i solidissimi Bund tedeschi (con tassi addirittura negativi) ed è anche un indice indiretto della tensione che si avverte sui titoli del Tesoro e sul nostro Paese“.

Poi continuano dicendo che: “Un titolo emesso non da un singolo Paese, ma da un’entità comune europea, un «Eurobond» quindi, appianerebbe queste differenze e il suo prezzo si avvicinerebbe in teoria più a quello tedesco che a quello emesso dall’Italia o da un qualsiasi altro Paese della «periferia» del Continente, proprio perché a garantire sarebbe l’intera area euro.

Sotto questo aspetto l’Europa è però un’opera incompiuta: esistono una moneta unica, una Banca centrale e una politica monetaria comune, ma ci sono tante politiche fiscali, tanti ministeri del Tesoro a gestirle e tanti bilanci pubblici: uno per ogni Paese“.

Concludiamo prendendo quest’ultimo paragrafo dove asseriscono che:”Mettere in comune i debiti non è però certo un’operazione semplice e indolore: in fondo non lo sarebbe neanche all’interno di una famiglia allargata. Perché se da una parte significa verosimilmente risparmiare sui costi necessari a sostenere il fabbisogno dei membri più deboli della comunità, riducendo allo stesso tempo anche pericolose oscillazioni delle spese per gli interessi, dall’altra si chiede un innegabile sacrificio a chi invece è generalmente considerato più solido, affidabile e parte quindi da un punto di forza“.

Cos’è il Mes?

Perché in questo periodo si sente molto parlare anche del Mes? Vediamo di cosa si tratta. Mes è l’acronimo di “Meccanismo europeo di stabilità” che in inglese è stato tradotto “European Stability Mechanism“. Il trattato esiste dal 2012 ed è stato firmato tra i 19 Stati membri dell’UE. Dice l’art.3 che lo scopo del Mes è di: “…mobilizzare risorse finanziarie e fornire un sostegno alla stabilità, secondo condizioni rigorose commisurate allo strumento di assistenza finanziaria scelto, a beneficio dei membri del Mes che già si trovino o rischino di trovarsi in gravi problemi finanziari“. Continua nell’art.12: “Tali condizioni possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite“.

Si parla dunque di assistenza finanziaria rivolta ai Paesi dell’area euro che hanno seri problemi di finanziamento. Ma si attiva solo se è a rischio la stabilità finanziaria di tutti gli Stati membri dell’UE. Ogni Stato contribuisce al finanziamento in base alla loro importanza economica. Ad esempio la Germania ha versato una quota di partecipazione del 27,1% del capitale, a seguire c’è la Francia con il 20,3% e l’Italia con il 17,9%.

Gli aiuti vengono concessi in base a determinate condizioni, vi riportiamo quanto riportato dal ilsole24ore.com: “In genere vengono richieste riforme specifiche, mirate ad eliminare o quantomeno mitigare l’effetto dei punti deboli dell’economia del Paese richiedente. Il MES prevede in particolare interventi in tre aree:

  • Consolidamento fiscale, con tagli alla spesa pubblica per ridurre i costi della Pubblica amministrazione e migliorarne l’efficienza, e parallelamente aumentare le entrate attraverso privatizzazioni o riforme fiscali;
  • Riforme strutturali, con l’adozione di misure di stimolo alla crescita, alla creazione di posti di lavoro e alla competitività;
  • Riforme del settore finanziario, con misure destinate a rafforzare la vigilanza bancaria o, se necessario, a ricapitalizzare le banche“.

Coronavirus e la crisi del petrolio

Dall’inizio di quest’anno fino a oggi il prezzo del petrolio ha subito dei forti ribassi in particolare a causa del coronavirus e di conseguenza si è verificato un calo della domanda.

In soli due mesi è passato da 60 dollari a 30 dollari circa, c’è stato un crollo del 50%.

Tenendo conto delle recenti oscillazioni del prezzo del petrolio determinate principalmente appunto dal coronavirus, l’Opec + si è riunita ieri, 9 aprile, per accordarsi sulla produzione. Ma nonostante questo il prezzo del petrolio è crollato sia per quanto riguarda la quotazione del WTI che del Brent.

La produzione di greggio giornaliera per i mesi di maggio e giugno è stata ridotta di 10 milioni di barili.

Questa decisione è stata presa dopo un lungo periodo di discussioni in particolare tra la Russia e l’Arabia Saudita. Poco tempo fa, esattamente il 6 marzo ci fu un’altra riunione dell’Opec + dove decisero di procedere nello stesso modo, ovvero con un taglio della produzione con lo scopo di fare salire il prezzo.

Quella volta la Russia era contraria, si pensa che abbia preso questa decisione per mettere in difficoltà gli Stati Uniti dopo che a dicembre gli imposero delle sanzioni per non proseguire con la realizzazione del progetto Nord Street 2. Inoltre l’America tratta un particolare tipo di petrolio, shale oil, che ha costi di estrazione e produzione molto alti. Perciò se il prezzo è molto basso e continua a scendere solo poche aziende americane riuscirebbero a trarne profitto.

L’Arabia Saudita per contro prese una decisione inaspettata ovvero aumentò la produzione di barili facendo così aumentare l’offerta e di conseguenza il prezzo scese ancora di più. Essendo il paese leader e avendo il costo di produzione più basso ha potuto fare ciò.

Purtroppo da gennaio, da quando in Cina è comparso il coronavirus e l’intero Paese si è fermato ne ha risentito anche il prezzo del petrolio. Questo è accaduto perché la domanda è calata moltissimo soprattutto a causa delle restrizioni agli spostamenti e della chiusura delle fabbriche e di gran parte della produzione e del commercio, per non parlare delle compagnie aeree che hanno sospeso i voli. Non c’è stato più così tanto bisogno di petrolio e quindi il prezzo ha cominciato a scendere.

È compito dell’Opec + trovare il modo per fare risalire i prezzi. Una soluzione è appunto ridurre l’offerta producendo meno barili di petrolio.

Per chi non lo sapesse l’OPEC sta per Organization of the Petroleum Exporting Countries, che tradotto in italiano significa “Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio“. È composta da 12 Paesi e quando è presente il simbolo “+” sta ad indicare che vengono consultati anche i Paesi esterni come ad esempio la Russia.

Tutti questi Paesi quando si riuniscono in special modo parlano della produzione. Il prezzo del petrolio varia in base al rapporto tra quanti barili ci sono in giro e quanti ne vengono prodotti ogni anno.

Sta di fatto che la riunione di ieri non ha purtroppo portato al risultato sperato, il prezzo non è salito anzi è continuato a scendere. C’è anche da prendere in considerazione la decisione del Messico che non ha voluto aderire all’intesa. Perciò l’accordo non entrerà in vigore finché non saranno tutti d’accordo.

A lungo andare questa situazione non gioverà a nessun Paese, dovranno trovare al più presto una soluzione più efficiente

Ad essere preoccupati sono anche gli investitori che al momento gran parte di loro hanno deciso di non procedere con il long trade (leggi il nostro articolo: Investire sul Petrolio con il Trading Online). Ieri invece in vista del meeting OPEC+, la quotazione del petrolio aveva registrato un rialzo.

Il crollo dell’import e dell’export della Cina

Oggi l’economia di gran parte dei Paesi dipende soprattutto dalla Cina. Perciò è bastato che la Cina fermasse l’attività economica che subito il mondo ha cominciato a tremare. Si stavano già contando i primi danni, poi purtroppo il coronavirus si è diffuso in tutto il globo e il problema è diventato più grande.

La Cina si occupa di fornire beni intermedi (come le materie prime, l’energia e il prodotto semi-lavorato che vengono trasformati in prodotti finali nel processo di produttivo) in molti settori. I Paesi che ne beneficiano a loro volta utilizzato quel materiale per i loro prodotti da esportare. Questo tipo di mercato negli anni è andato via via ad aumentare e ciò ci fa capire oggi quanto ogni Stato è dipendente dalle importazioni ed esportazioni.
Inoltre Pechino fornisce gran parte della produzione (parti e componenti), inclusa quella indirizzata ai mercati interni dei Paesi importatori, tra cui gli Stati Uniti. Si parla di circa il 40% del totale mondiale. Le forniture cinesi riguardano diversi settori come ad esempio quello tecnologico ed elettronico e l’arredamento.

Inoltre la Cina utilizza beni importati dall’estero per produrre a sua volta altri beni.
Oggi questo sistema sta collassando perché avendo a che fare con una pandemia anche i paesi che importano in Cina hanno dovuto chiudere gran parte delle fabbriche.

Da questo possiamo dedurre che la ripresa sarà molto lenta, ci resta da sperare che si ricomincerà molto presto ad importare e ad esportare a livelli importanti.

Stando alle ultime notizie la Cina ha annunciato che momentaneamente abbasserà i costi di trasporto alle imprese di importazione ed esportazione. È un modo per cercare di rendere più veloce la ripresa del commercio estero. Inoltre il Ministero delle Finanze e il Ministero dei Trasporti cinese si sono accordati nell’annullare dal primo marzo fino al 30 giugno le tasse di costruzione del porto che riguardano gli importatori e gli esportatori. Hanno anche ridotto a metà la spesa che devono affrontare le imprese per il rimborso del danno da inquinamento da idrocarburi nel periodo che sono rimaste ferme a causa del coronavirus.

Come andrà l’economia in Italia?

Al momento si pensa che il PIL continuerà a scendere, ma questo è un dato prevedibile vista la situazione attuale. L’Italia come la maggior parte dei paesi di tutto il mondo a causa del coronavirus sta vivendo un duro periodo sia a livello sanitario che economico-politico. La pandemia ha creato a tutto il sistema mondiale sia un schock temporaneo che uno schock permanente.

Il presidente di AIAF (Standard Setter dell’Analisi Finanziaria), Davide Grignani ha dichiarato in un’intervista all’Adnkronos che: “… La strada per avere una cura e un vaccino è ancora lunga e, di conseguenza è necessario studiare modelli di ripresa e ripensare tutte le filiere, da quelle che possono ripartire a quelle che devono cambiare business model par farlo”.

Poi c’è il quotidiano ilsole24ore.com che ha raccolto le opinioni dei più importanti economisti, manager d’azienda, giornalisti e altri ancora riguardo gli aspetti sociali, economici e politici durante e dopo il coronavirus.

Vi riportiamo alcuni estratti che secondo noi sono importanti perché ci aiutano a comprendere meglio la condizione italiana.

Le prime due domande che hanno posto sono state: “…l’importo da mettere a bilancio quest’anno per affrontare le conseguenze economiche della crisi del COVID-19 e l’andamento del prodotto interno lordo nazionale.

All’Italia, secondo la media delle risposte alla nostra ricerca, servono 115 miliardi nel 2020, da aggiungere ai 25 già stanziati con il decreto “Cura-Italia”. Risorse per fronteggiare una crisi economica che, stando al campione di esperti interpellato, assumerà dimensioni ancora maggiori della recessione del 2009. La previsione media è infatti di un PIL italiano a -8,3% quest’anno, in linea con alcune delle previsioni macro-economiche formulate da organizzazioni internazionali e istituti finanziari“.

Tra le altre domande: “IL GOVERNO HA GIÀ STANZIATO CIRCA 25 MILIARDI A SOSTEGNO DELL’ECONOMIA ITALIANA NEL DECRETO “CURA-ITALIA”. QUANTO DOVREBBE ESSERE MESSO A BILANCIO PER AFFRONTARE LE CONSEGUENZE ECONOMICHE DELL’EPIDEMIA?

Sul versante dei conti pubblici, la grande maggioranza del campione auspica interventi in deficit. Qualora non arrivassero aperture dalla Ue su Mes senza condizionalità o Eurobond, per l’88% degli intervistati il governo italiano dovrebbe comunque adottare misure di sostegno all’economia. Il 49% sostiene che l’Italia dovrebbe procedere comunque in deficit, anche correndo i rischi di un aumento del debito e di una crescita dei rendimenti dei titoli di stato. Un altro 39% è favorevole a mettere in campo provvedimenti espansivi, ma sfruttando il quantitative easing della Bce e prestando attenzione a non aumentare eccessivamente il debito. Appena il 12% degli intervistati, infine, ritiene che senza aperture di Bruxelles non vi sarebbero in ogni caso le condizioni per stanziare risorse“.

Infine: “L’ITALIA DOVREBBE ADOTTARE MISURE IN DEFICIT ANCHE SE IN EUROPA NON INTERVENISSERO NOVITÀ COME L’ACCESSO ALLE LINEE DI CREDITO MES SENZA CONDIZIONALITÀ O GLI EUROBOND?

L’impressione è che, comunque, la crisi generata dalla pandemia coronavirus avrà impatti di larga scala. Sul piano delle abitudini di consumo e degli stili di vita degli italiani (per il 91% dei policy & business influencers sondati le nostre vite cambieranno, anche una volta superata l’emergenza). Ma conseguenze profonde si registreranno anche sul piano del commercio internazionale: il 76% crede che la pandemia favorirà spinte protezionistiche, in controcorrente rispetto allo scenario globalizzato che ha connotato la scacchiera internazionale negli ultimi decenni.

E la politica? Le misure di contenimento adottate dal governo Conte sono ritenute adeguate dal 70% degli addetti ai lavori coinvolti in questa expert survey, mentre il 13% ritiene che siano troppo restrittive e il 17% che, al contrario, siano troppo permissive.
Quando inizierà l’allentamento delle attuali misure di lockdown? Oltre 6 intervistati su 10 indicano il mese di maggio (il 46% la prima metà del mese, il 16% la seconda metà). Un 36% è fiducioso che le riaperture cominceranno nella seconda metà di aprile, subito dopo Pasqua e dopo la scadenza della proroga decisa dal governo. L’1% prevede, infine, che non assisteremo a un alleggerimento dell’attuale disciplina prima del mese di giugno“.

Cosa accadrà alle PMI?

Stando alle ultime notizie il Fondo di Garanzia per le PMI verrà potenziato e inoltre si sta lavorando sull’aspetto burocratico per sveltirlo un po di più. In base a quanto è stato detto da Stefano Patuanelli, ministro dello Sviluppo Economico, da qui alla fine dell’anno verranno assegnati circa 7 miliardi di euro e per le piccole aziende che sono costituite al massimo dal 499 dipendenti viene garantita una liquidità del valore di circa 100 miliardi di euro.

Verranno garantiti prestiti fino a 800.000 euro in base al credito, fino a 25.000 euro senza contare il credito e fino a 5.000 euro grazie all’appoggio di Confidi.

Data l’emergenza nel giro di qualche giorno le persone potranno avviare le richieste agli istituti di credito. Purtroppo le aziende si trovano in gravi difficoltà hanno bisogno di liquidità per coprire le scadenze e i debiti che si sono accumulati da quando è in circolazione il coronavirus.

Il governo in base alle emergenze aggiorna i decreti, staremo a vedere cosa accadrà in questi giorni.

Cassa integrazione al tempo del coronavirus

In quest’ultimo periodo il Decreto anti coronavirus ha subito diversi aggiornamenti. In particolare per quanto riguarda la cassa integrazione e altre misure a sostegno delle imprese per fronteggiare la pandemia.

Lo scopo è quello di garantire un supporto economico ai cittadini e alle imprese che sono state costrette a interrompere il lavoro a causa del COVID-19.

Il quotidiano “ilcorriere.it” descrive bene la cassa integrazione Cigo in occasione del coronavirus: “...sono state stabilite altre misure aggiuntive, oltre a quelle già previste. La cassa integrazione «COVID-19» spetta, a decorrere dal 23 febbraio 2020, per 9 settimane per unità produttiva e può essere goduta entro il 31 agosto. In questa tipologia si inserisce anche chi attualmente è in Cigs. Ma con il Decreto Cura Italia di aprile si attende un allargamento del periodo. La procedura per arrivare a far ottenere al lavoratore il bonifico, specialmente nel caso di pagamento diretto da parte dell’Inps, non è così semplice e facile, cosi come viene fatto superficialmente apparire. Per agevolare la liquidazione delle somme maturate è intervenuto un accordo tra ABI, Ministero del lavoro, Inps e Parti Sociali per provvedere a una anticipazione bancaria al lavoratore dell’importo maturato. Molte banche devono ancora aderire e ai lavoratori sono richiesti molteplici documenti“.

Sempre su “Il Corriere della Sera” si parla anche della cassa integrazione in deroga: “Riguarda circa 2,5 milioni di lavoratori che sarebbero normalmente esclusi dalla copertura della Cassa Integrazione. La durata e le condizioni sono identiche a quelle descritte per la Cassa Ordinaria; quindi, anche la causale Covid-19 prevede 9 settimane da utilizzare entro il 31 agosto…“.

All’inizio tutte le disposizioni prevedevano una durata massima di tre mesi. Poi con l’aumento dell’emergenza il Governo ha ritenuto necessario emanare nuove misure economiche. Sono in molti ad avere bisogno di sostentamento parliamo di imprese, aziende, lavoratori e di famiglie con figli a carico.

Il Presidente Conte alla conferenza stampa del 28 marzo in riferimento alla cassa integrazione dichiarò che entro il 15 aprile sarà possibile accedervi.
Il nuovo Decreto comunque è previsto per dopo Pasqua, staremo a vedere che tipo di modifiche verranno apportate.

Coronavirus, partite Iva, chi non pagherà le tasse ad aprile e maggio?

Recentemente sul nuovo decreto si legge che è stata concessa la moratoria anche su ritenute e contributi. Questa decisione è stata presa a causa della riduzione o persino dell’azzeramento delle entrate in relazione al fatturato.

Abbiamo pensato di riportarvi parte del testo presente su il quotidiano “ilsole24ore.com” in modo tale da avere chiara l’attuale situazione: “Il Governo estende la proroga dei versamenti fiscali e contributivi a seguito dell’emergenza da Covid–19. Nella bozza del nuovo decreto legge sono previste sospensioni dei versamenti dei contribuenti Iva, per aprile e maggio 2020, e altre agevolazioni in tema di ritenute d’acconto sui ricavi o compensi percepiti di aprile e maggio da parte dei professionisti o imprenditori con incassi fino a 400mila euro nel 2019“.

Inoltre: “La mini-proroga di quattro giorni, dal 16 marzo al 20 marzo, di cui all’articolo 60 del Dl 18/20 si allunga fino al 16 aprile, considerando tempestivi i versamenti entro questa data“.

Per quanto riguarda le ritenute e i contributi: “È poi prevista la sospensione dei versamenti delle ritenute e dei contributi assistenziali e previdenziali e i premi di assicurazione obbligatoria sul lavoro dipendente e dell’Iva per aprile e maggio a favore degli esercenti attività di impresa, arte e professione. La sospensione vale per i contribuenti con ricavi o compensi fino a 50milioni di euro relativi al 2019 nel caso in cui si verifichi un calo dei ricavi o compensi stessi non inferiore al 33% nel mese di marzo 2020 rispetto a marzo 2019, o nel mese di aprile 2020 rispetto ad aprile 2019“.

Continua dicendo che: “Per i contribuenti che hanno avuto nel 2019 un ammontare dei ricavi o compensi superiore a 50milioni la percentuale di calo deve essere del 50%, invece del 33 per cento.La stessa sospensione è prevista per i contribuenti che hanno iniziato l’attività dopo il 31 marzo 2019. I versamenti sospesi dovranno essere effettuati in un’unica soluzione nel mese di giugno 2020, o in cinque rate mensili da giugno.

…per i contribuenti con ammontare di ricavi o compensi non superiore a 400mila euro nel 2019, le somme percepite ad aprile e maggio 2020, per redditi di lavoro autonomo e altri redditi o per rapporti di commissione, agenzia, mediazione, rappresentanza di commercio e di procacciamento di affari, non saranno assoggettate dal sostituto d’imposta alle ritenute d’acconto, a condizione che nel mese prima i contribuenti non abbiano sostenuto spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato.

In conclusione: “…è differito al 30 aprile il termine, scaduto il 31 marzo, entro cui i sostituti d’imposta devono consegnare le certificazioni uniche“.

Come affrontare le crisi post coronavirus?

Una volta che questa pandemia si placherà bisognerà adattarsi a nuovi scenari che durante la quarantena si sono andate a formare. Nessuno può dire con certezza se le cose prima o poi torneranno come prima.

Purtroppo un dato sicuro è che stiamo vivendo una crisi economica molto seria che ha colpito tutti dalla grande azienda, alla piccola attività commerciale fino ad arrivare al libero professionista.

Molti staranno pensando a come sopravvivere a questa crisi e come ricominciare. Non si sa bene ancora cosa ci attende. Sicuramente ci si dovrà adattare a un nuovo mercato, molto probabilmente si avrà a che fare con domanda/offerta molto bassa, che ripartirà molto lentamente. Questo è normale data la mancanza di liquidità e al fatto che durante la quarantena era tutto fermo.

Chi cercherà di ripartire sicuramente lo farà con meno risorse e quindi dovrà mettere in pratica nuove strategia che permettano di riavviare presto l’attività e di andare incontro a meno rischi possibili.

La rete internet al tempo del coronavirus. Come cambierà in futuro?

Dopo le misure restrittive diffuse dal Governo la rete internet è stata messa a dura prova. Inevitabilmente è aumentato il traffico a causa del numero sempre maggiore di persone che svolgono lo smart working e dell’e-learning. Sono aumentate le classi virtuali, dalle elementari all’università.

Non solo ci sono anche persone che nel tempo libero utilizzano piattaforme di streaming video, videogiochi e social network. Insomma il coronavirus ci ha portato a svolgere gran parte dei nostri impegni e tempo libero in rete.

Per fa si che la rete non collassi è stato chiesto, da parte della Commissione europea, a piattaforme come YouTube e Netflix di abbassare la qualità video. In questo modo si riesce a garantire alle migliaia di persone che si trovano a lavorare da casa e per i servizi sanitari di avere una buona frequenza internet. Il provvedimento durerà 30 giorni a meno che non ci sarà bisogno di prorogare la scadenza.

Oggi internet è considerato un bene indispensabile che mantiene collegato tutto il mondo. Purtroppo il nostro sistema non era ancora pronto a reggere grande quantità di volumi di traffico. In particolare a rimetterci sono le applicazioni, i fornitori di servizi come ad esempio Facebook, Amazon, Google, Microsoft e Apple.

Invece a non avere problemi sono le strutture dove si fa istruzione, cultura e scienza come le biblioteche, le università, le scuole, i centri di ricerca, i musei che utilizzano la rete GARR (Gruppo per l’Armonizzazione delle Reti della Ricerca), si tratta di una rete italiana a banda ultra larga. Dal 2012 ha realizzato il progetto GARR-X Progress dove nel loro sito ufficiale, garrxprogress.it, si legge: “…progetto che ha visto la realizzazione di oltre 9.000 km di collegamenti in fibra ottica in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Finanziato dal MIUR con 46,5 milioni di euro, GARR-X Progress ha già mostrato i primi risultati raggiungendo oltre 320 sedi tra università, enti di ricerca, istituti di cultura e scuole“.

Il traffico in upload è aumentato del 60% in confronto alla media annuale. In generale in traffico di internet in città come Roma e Milano dove gran parte delle persone hanno cominciato a lavorare da casa è aumentato del 40%. Di conseguenza si sta verificando una saturazione della rete si ha a che fare con una limitazione della banda.

Potenziamento reti internet

La pandemia tra le tante cose ha messo anche in risalto tutti i limiti legati al digitale. Il nostro Paese sicuramente fa parte di quelli che devono velocizzare il processo di digitalizzazione e devono attrezzarsi di reti conformi alle necessità del momento. Abbiamo visto che il traffico di dati e di attività online si è moltiplicato e quindi c’è necessità di correre ai ripari.

Al momento non servono misure drastiche perché fino ad oggi non si sono riscontrati problemi significativi e quindi non reputano necessario attivare una rete di emergenza. Si è però tornati a parlare sempre di più dell’attivazione della rete 5G (leggi il nostro articolo: Come guadagnare con la rete 5G) e di come apporterebbe un notevole miglioramento visto che è in grado di gestire maggiori volumi di traffico.

È sbagliato pensare che quando tutto questo finalmente sarà passato tutto tornerà come prima. Il traffico sulla rete continuerà probabilmente ad essere molto alto perché molte delle aziende che hanno sperimentato lo smart working decidano di adottare questa linea. Lo stesso discorso vale per le altre esperienze da remoto come l‘e-learning.

Nel mondo gran parte dei governi si sono messi subito al lavoro per potenziare le reti internet, sanno che la gestione del rischio e della continuità operativa sono molto importanti per contrastare la crisi che attualmente stiamo vivendo.

In Italia, all’interno del Decreto-legge n.18 del 17.03.2020 è stato inserito: “Cura Italia” l’Art. 82 “Misure destinate agli operatori che forniscono reti e servizi di comunicazioni elettroniche”. In sostanza viene richiesto a tutti gli operatori che offrono reti e servizi internet di incrementare le infrastrutture e di assicurare il funzionamento della rete, in particolare salvaguardando il settore sanitario e di emergenza.

Inoltre si legge che l’AGCOM (’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) stanno lavorando per garantire tutto ciò. A livello internazionale c’è lITU (International Telecommunication Union) che ha istituito una “Global Network Resiliency Platform” con lo scopo di proteggere le reti durante la pandemia.

Si potrebbero verificare rischi di sovraccarico dei servizi di cloud, subendo rallentamenti e interruzioni, ma per cercare di evitare che ciò accada nel frattempo si può provare adottando alcune misure. Ad esempio per lo smart working si può svolgere il lavoro “in locale” portando i dati direttamente sul proprio computer.
Per quanto riguarda la connessione internet per sfruttarlo al meglio è bene prediligere le attività legate alla produttività.

Pensiamo alla nostra sicurezza

Oltre a ciò non bisogna assolutamente trascurare gli aspetti che riguardano la cyber security, stiamo parlando di sicurezza informatica che permette di continuare a operare senza correre il rischio di di subire un attacco informatico. Questo non riguarda solo gli utenti privati ma chiunque fa utilizzo della rete.

Dato che al momento tutta la nostra vita si è riversata in rete, per salvaguardare i nostri dati sensibili e la nostra documentazione è bene provvedere un piano di backup locale. È anche fondamentale affidarsi a società regolamentate, sicure, infatti prima di scaricare le applicazioni si consiglia di leggere i termini e le condizioni di utilizzo.

Bisogna fare attenzione ai servizi in Cloud assicurarsi che non ci siano utilizzi impropri oppure modifiche non autorizzate. Ci sono applicazioni che anche se sono distribuite sul territorio europeo non vuol dire che siano sottoposte al controllo da parte di organismi nazionali ed europei.

Coronavirus e Cyber Security. Attenzione agli attacchi hacker

Per chi si sta chiedendo perché vi stiamo parlando di Cyber Security, noi rispondiamo che è nostro dovere parlarvi di sicurezza. Fino ad ora abbiamo ripetuto più volte che gran parte della nostra vita attualmente si svolge sul web che sia per lavoro o per puro svago.

Perciò è diventata ancora molto più importante la Cyber Security. A consigliare di fare molto attenzione alla sicurezza dei propri dati e documenti è la Polizia Postale e l’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale).

Anche in tempi così drammatici c’è chi ne approfitta per perseguire i propri interessi ma lo fa a discapito degli altri.

In particolare devono fare attenzione le aziende che lavorano da remoto, sono prese di mira dai furfanti che sfruttano l’emergenza coronavirus. Non si devono assolutamente aprire le email e PEC che sono state inviate da mittenti sconosciuti, il più delle volte si tratta di malware spyware.
Nelle ultime ore a lanciare l’allarme è stata anche l’INPS che spiega come difendersi dalle truffe perché ci sono degli hacker che stanno inviando degli sms dove invitano a scarica un’app per aggiornare i dati in riferimento alla richiesta di accredito alla domanda COVID-19.

Ci sono poi dei siti web che sponsorizzano software che proteggono da virus. Ma si tratta di RAT (Remote Access Trojan) che una volta installato gli hacker possono accedere al vostro computer e appropriarsi di tutto il contenuto.

Il telelavoro va svolto con responsabilità per tutelare i propri dati mettendo in sicurezza il proprio computer e facendo molta attenzione alle truffe. Ad esempio non si deve installare nessun tipo di software, aprire documenti, immagini se prima non ci si accerta che siano stati inviati da mittenti di vostra conoscenza.

Nessuno è immune dal rischio di subire un attacco informatico, non si deve correre il pericolo di incorrere in furti di dati o di blocco di sistemi e servizi. È importante rivolgersi a persone specializzate che si occupano appunto di sicurezza.

Non a caso ora vi parleremo dei lavori che si andranno a sviluppare e a diffondere sempre di più.

Coronavirus, come sarà in futuro il mercato del lavoro?

Tra le domande che ci si possono porre adesso ci sono: “Che tipi di lavori si svolgeranno in futuro?“, “Quali tra quelli che esistono sopravviveranno e quali invece andranno a sparire?“.

Certamente adesso l’attenzione è tutta concentrata sul digitale o almeno lo è in parte. In questo periodo tra i pochi che hanno ancora uno stipendio ci sono quelli che svolgono il telelavoro e lo smart working.

Tra le professioni che andranno sempre di più a svilupparsi a causa di un ulteriore incremento ad esempio delle aziende che adotteranno queste nuove modalità di lavoro ci sono quelle legate alla sicurezza del mondo digitale.
Parliamo di figure tecniche come il Software Development Security, il Data Security Analyst, il Data Security Administrator, il Prenetration Tester, il Chief Information Security Officer (CISO) e i Managed Service Provider (MSP).

In particolare vi abbiamo parlato di queste professioni perché il data protection e la sicurezza informatica sono fondamentai per svolgere qualsiasi attività online in totale sicurezza e quindi di procedere senza rischiare di subire attacchi da parte di hacker e perdere tutto.

Sicuramente in futuro si avrà anche bisogno di figure che si dovranno occupare in particola dell’intelligenza artificiale dove servono competenze specifiche parliamo ad esempio di Data Scientist, specialista di Hardware per Intelligenza Artificiale, specialisti di Protezione dei Dati, professionisti di Data Labeling e Ingegneri di Intelligenza Artificiale e Macchine Learning.

Ci saranno sempre più negozi online, a dominare sarà l’e-commerce, il dropshipping e via discorrendo.

Il coronavirus ha sicuramente velocizzato i tempi di trasformazione del lavoro che erano già in corso da tempo ma procedevano in modo lento e ancora legato alla tradizione. Questo è accaduto perché a causa della quarantena le attività online sono raddoppiate e quindi sono venuti fuori i vari punti deboli dei sistemi e di conseguenza sono nate diverse necessità per le quali sono richieste figure specifiche.

Inevitabilmente molti lavori andranno a sparire ma allo stesso tempo ne nasceranno di nuovi in base alle esigenze del momento.

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