Coronavirus, Fase 2, Exit Strategy e politica di bilancio

Stiamo vivendo un periodo di grandi cambiamenti e tutto a causa della pandemia che ha stravolto le vite dell’intero pianeta. Dall’inizio dell’emergenza coronavirus di cose ne sono successe davvero tante e ne avremo ancora da vedere.

Il 26 aprile, il Presidente Giuseppe Conte in diretta televisiva ha enunciato il nuovo decreto ministeriale (DPCM) previsto per la “Fase 2” che partirà il 4 maggio. Cosa si potrà e cosa non si dovrà fare?

Finalmente si metteranno in atto alcune delle cosiddette strategie d’uscita. Speriamo che saranno efficaci e si riusciranno a contenere il più possibile i contagi da coronavirus. Però Conte non esclude la possibilità che i contagi aumentino dopo l’avvio della “Fase 2”.

In Italia dall’inizio dell’emergenza COVID-19 si stima che le vittime siano state fin d’ora più di 26 mila. A oggi il numero delle vittime e dei positivi è diminuito tanto da permettere di passare alla “Fase 2”.

Coronavirus, Italia nuove misure per la Fase 2

Il nuovo decreto prevede che dal 4 maggio riprenderanno le attività delle aziende, il 18 maggio quelle dei cantieri privati, i negozi e i musei. Dal 1 giugno saranno riaperti i bar, i ristoranti, i centri estetici, i parrucchieri e i barbieri.

Attenzione ciò non sta a significare che verranno cancellati tutti i protocolli di sicurezza, questi dovranno essere sempre rispettati. In particolare per quanto riguarda la vita sociale si dovrà attendere, ad esempio si potranno andare a trovare solo i parenti più stretti sempre però a debita distanza e muniti di mascherina e guanti. Il divieto di assembramento non è stato cancellato.

È ancora presto per il totale ritorno alla normalità, il rischio di contrarre il coronavirus è tuttora molto alto. Per contenere il numero dei contagi e quindi per evitare il collasso delle terapie intensive è necessario che il tutto venga riattivato gradualmente. Non è ancora il caso di abbandonare le regole del distanziamento. Inoltre per chi ha sintomi e febbre che superi il 37,5 °C sono previste regole più rigorose, ovvero hanno l’obbligo di rimanere a casa, di evitare i contatti e di avvertire il medico.

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Dal 4 maggio assisteremo a una riduzione progressiva delle restrizioni.

Sui movimenti sono previsti dei limiti, ci si potrà spostare solo all’interno della propria regione di residenza, ma solo per ragioni lavorative, per esigenze di salute o situazioni di necessità. Logicamente sarà consentito, dalla mattina alla sera, il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

Lo spostamento in un’altra Regione deve essere comprovato da esigenze lavorative oppure di assoluta urgenza che sono legati ai motivi di salute.

È esclusa la riapertura delle scuole e giustappunto l’esame di maturità si farà in piena sicurezza, in conferenza personale.

L’utilizzo delle mascherine sarà sempre obbligatorio?

È previsto l’obbligo di utilizzare mascherine prevalentemente nei luoghi chiusi come i negozi, i trasporti pubblici e gli uffici. Visto però che si vendono le mascherine a prezzi esorbitanti hanno trovato un accordo insieme alle Regioni e Comuni per fissare il prezzo massimo delle mascherine chirurgiche. Questo è un modo per evitare che si verifichino speculazioni di mercato.

Passeggiate e sport lontano dalla propria abitazione

Finalmente le Regioni e i Comuni che saranno in grado di garantire le norme di sicurezza potranno riaprire i parchi, giardini pubblici e ville. Si potrà decidere di andare a fare una passeggiata o sport all’aperto anche lontano dalla propria residenza, sempre da soli. Sarà consentito persino andare a nuotare al mare o a camminare in montagna. L’importante è mantenere le giuste distanze dagli altri, almeno due metri. Inoltre ai sindaci è richiesto di tenere costantemente sotto controllo la curva dei contagi.

Dal 1 giugno verranno concessi gli allenamenti di squadra sempre rispettando le distanze di sicurezza.

Potranno essere celebrate le messe e i funerali?

Al momento per quanto riguarda le cerimonie religiose sono consentite solo le celebrazioni di funerali, dove possono prendere parte solo i parenti più stretti, al massimo 15 persone. Invece sono ancora considerate rischiose le celebrazioni delle Sante messe.

Quando sarà possibile andare a mangiare al ristorante?

Fino al 1 giugno gli esercizi di ristorazione potranno garantire solo cibo da asporto che potrà essere consumato a casa o in ufficio. Dopodiché si assisterà alla loro riapertura, parliamo naturalmente non solo di ristoranti ma anche di bar, gelaterie e pasticcerie. L’importante è che vengano rispettate le regole di distanziamento, dovranno posizionare i tavoli ad almeno due metri di distanza. Inoltre i camerieri dovranno indossare guanti e mascherine.

Quando si potrà andare a visitare una mostra, andare al cinema, al teatro o seguire un concerto?

Dal 18 maggio è previsto solamente la riapertura dei musei e si potranno visitare le mostre. Naturalmente gli ingressi saranno limitati e si dovranno indossare le mascherine e mantenere le distanze di sicurezza.

Il resto dei luoghi di aggregazione come pub, discoteche, cinema, teatro e via discorrendo rimarranno ancora chiusi. Sono persino evitate le feste private che si possono svolgere anche nelle case.

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I parrucchieri e i centri estetici quando riapriranno?

Dal 1 giugno riapriranno i centri estetici, i parrucchieri e i barbieri. Si potrà andare solo dopo aver preso un appuntamento. Dato che è impossibile mantenere le distanze è previsto che sia il lavoratore che il cliente indossino la mascherina e i guanti.

Quale strategie d’uscita saranno messe in atto a livello mondiale?

Tutti gli Stati colpiti dall’emergenza coronavirus si stanno organizzando o hanno già messo in atto le strategie d’uscita. Le restrizioni applicate per tentare di contenere la pandemia di COVID-19 sono state necessarie. Purtroppo però con l’andare del tempo si stanno verificando dei gravi danni economici e sociali che in parte ritroveremo anche in futuro.

In Italia con la Fase 2 abbiamo visto che il tanto desiderato ritorno alla normalità avverrà in maniera graduale. Si verificheranno prima le aperture limitate mettendo in atto determinate modalità di controllo.

Ora ci siamo abituati a vivere adattandoci alle forti limitazioni che si ripercuotono sulla nostra vita quotidiana. Ma vista la durata dell’emergenza coronavirus ci si chiede che prospettive abbiamo di tornare alla normalità.

Tutto il mondo si trova nella stessa situazione, gli Stati oltre a pensare a delle strategie di uscita per se stessi ne devono pensare di nuove che coinvolgano anche il resto del pianeta terra.

È fondamentale che avvenga un coordinamento a livello internazionale perché in caso contrario si potrebbero verificare seri problemi di contagi.

Al momento stiamo vivendo una strategia a breve termine che è servita per ridurre e contenere il numero di positivi, perseguendo principalmente lo scopo di non sovraffollare gli ospedali e di ridurre al minimo il numero dei morti. Si spera poi che nel breve lasso di tempo si trovi una cura efficace e il vaccino contro il coronavirus.

Il lockdown non è una strategia d’uscita a lungo termine

Finché non ci sarà una cura vera e propria e finché non si potrà contare su un vaccino che debelli il coronavirus il lockdown è sicuramente una strategie valida, purtroppo non a lungo termine. Diciamo questo perché il blocco ha causato moltissimi danni sia a livello economico che a livello psicologico. Ma adesso non si possono certo eliminare del tutto le restrizione per rischiare così di fare aumentare il tasso di infezione.

Bisognerà capire quando sarà il momento giusto per eliminare le restrizioni e soprattutto sarà importante essere in grado di tenere sotto controllo la situazione nel caso si dovesse verificare una nuova ondata di contagi.

Uno dei sistemi che si sta cercando di intraprendere è la ripresa graduale di tutte le attività in modo tale da contenere il più possibile i contatti.

C’è rischio di una seconda ondata di contagi?

Stando a quanto dichiarato da diversi esperti c’è un alto grado di probabilità che si verifichi in futuro una seconda ondata di contagi. Si può dire che questo avvenimento sia inevitabile visto che con gli sblocchi le persone sono più esposte al rischio di contrarre il virus. Un aspetto che si può considerare positivo è che quasi certamente la seconda ondata sarà meno grave della prima. Inoltre data l’esperienza pregressa si spera che il Governo sia in grado di mettere in atto un piano efficiente per gestire una nuova ondata di contagi.

Sicuramente nella seconda fase le diagnosi dovranno essere più tempestive e una volta scovati i positivi da coronavirus questi dovranno essere subito isolati. Inoltre si dovranno rintracciare tutte le persone che sono state in contatto con loro e isolarle per evitare che si formino nuove linee di trasmissione.

Sicuramente un Paese non può continuare a vivere e a sostenersi tenendo tutte o gran parte delle attività ferme per un lungo periodo di tempo. Lo scopo è quello di uscire totalmente dal lockdown, ma quello che sembra essere più importante è farlo gradatamente per contenere i contagi da coronavirus.

Comunque nel caso si verificasse che qualsiasi strategia messa in atto non abbia portato ai risultati sperati si riprenderebbe il lockdown a cicli continui. Un alternarsi di aperture e chiusure fino a che non si trova una soluzione giusta.

C’è chi prende come esempio la Cina che è stata la prima ad applicare il blocco molto restrittivo. Oggi man mano la vita delle persone sta tornando alla normalità. Sembra che il rigoroso allontanamento sociale e la lenta ripresa delle attività stia funzionando, la trasmissione è rimasta bassa.

Coronavirus, sarà la crisi economica più grave mai vissuta fino ad ora?

Il blocco delle attività produttive messo in atto a causa dell’emergenza coronavirus ha inevitabilmente scatenato una serie di gravi problemi che si sono manifestati su diversi fronti. Tra questi troviamo la crisi economica e finanziaria che non erano mai state così forte dalla seconda guerra mondiale.

Tutti sperano a un immediato ritorno alla normalità, ma stando a quanto previsto dagli esperti la crisi è così grave che la ripresa sarà difficile e molto lunga. Stiamo vivendo un momento storico unico perché solitamente la crisi economica colpisce i settori più instabili, come ad esempio quello immobiliare, invece con il blocco legato al coronavirus ha colpito direttamente i servizi come la ristorazione e gli esercizi commerciali che danno lavoro a milioni di persone. Anche il calo dei consumi e degli investimenti sta provocando un’ulteriore contrazione.

Irrimediabilmente la pandemia  sull’economia ha avuto subito un effetto immediato e disastroso. Purtroppo in tutto il mondo ci sono molte persone e famiglie che stanno vivendo una grave crisi finanziaria a causa della perdita del lavoro. Infatti si è verificato il trend di crescita della povertà assoluta delle famiglie.

Anche se molti Stati membri dell’Unione europea stanno affrontando la crisi del lavoro dispensando sostentamenti non riescono comunque a evitare il collo dell’attività economica. Tutto il mondo, a causa della pandemia, sta vivendo una profonda crisi economica. Al momento è impossibile calcolare le conseguenze economiche che si protrarranno anche in futuro.

Per il futuro si pensa che la ripresa economica avverrà in modo progressivo, è impossibile pensare che da un momento all’atro possa subire un improvviso rimbalzo. Molto probabilmente le difficoltà finanziare ed economiche continueranno per anni, anche dopo la fine del lockdown, con la ripresa della produzione e con l’aumento dell’occupazione.

Coronavirus, politica di bilancio

Sull’Internazionale troviamo un articolo scritto da Adam Tooze, uno storico britannico che attualmente dirige l’European institute della Columbia university, che si trova negli Stati Uniti. Espone delle ipotesi riguardo la politica di bilancio: “Nell’urgenza del momento è raro che si affronti il tema della politica di bilancio, ma la questione prima o poi farà discutere. Stiamo registrando il più consistente aumento del debito pubblico della storia in tempo di pace. Per il momento “parcheggiamo” il debito nei bilanci delle banche centrali, che hanno anche la possibilità di mantenere bassi i tassi d’interesse e controllare il costo del debito. Ma a lungo termine il problema resta. La soluzione classica è quella di estinguerlo attraverso gli avanzi del bilancio pubblico prodotti aumentando le tasse o tagliando la spesa. Ma la storia ci insegna che esistono anche delle alternative più radicali.

La prima passa attraverso un’esplosione dell’inflazione, anche se non è chiaro come potrebbe essere gestita. Un’altra possibilità è il cosiddetto “giubileo” del debito, un modo educato per indicare un’insolvenza pubblica (che è comunque meno drastico di quanto sembra, perché riguarda solo i debiti nei conti delle banche centrali). Qualcuno ritiene che per le banche centrali sarebbe più semplice dare i soldi direttamente ai governi invece di continuare a comprare titoli del debito pubblico.
Il 9 aprile la Banca d’Inghilterra ha annunciato che seguirà questa strada. In parole povere, la banca centrale sta stampando moneta. Il fatto che una soluzione simile sia stata presa in considerazione, per di più da un governo conservatore, ci fa capire quanto sia grave la situazione. Altrettanto significativo è il fatto che la decisione della Banca d’Inghilterra, invece di scatenare una reazione smodata e la corsa alle vendite dei titoli, non abbia particolarmente impressionato i mercati finanziari, perfettamente consapevoli delle acrobazie che le banche centrali saranno costrette a fare
“.

L’Unione europea deve lavorare a una exit strategy coordinata

Fino ad oggi ogni Stato membro dell’Unione europea ha lavorato principalmente a livello nazionale o transazionale nonostante si stia vivendo lo stato di pandemia.

Anche l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) dichiarò che al momento non esiste ancora una effettiva exit strategyglobale e che fondamentalmente per ora si stanno concentrando sulla risposta al virus.

A proposito delle strategie d’uscita è stato pubblicato sul settimanale internazionale.it un’interessante articolo. Abbiamo pensato di riportarvi alcuni estratti dove in particolare a parlare è l’epidemiologo Mark Woolhouse dell’università scozzese di Edimburgo che dice che: “È assolutamente necessario che i governi e i ricercatori valutino una strategia d’uscita“.

Poi sull’Internazionale si legge che: “.… Le chiusure decise da molti paesi rappresentano una strategia a breve termine per ridurre il numero medio di contagi provocati da ogni persona infettata. L’obiettivo è “appiattire la curva”, per evitare che gli ospedali siano sopraffatti dal numero di pazienti e ridurre i decessi. Questa misura fa anche guadagnare tempo per sviluppare nuovi trattamenti e capire meglio il comportamento del virus.
Ma il cosiddetto lockdown non può essere una strategia a lungo termine. “Vogliamo uscirne perché provoca seri danni economici e psicologici alla società nel suo complesso”, dice Woolhouse. Ma togliendo i divieti, c’è il rischio che i contagi ricomincino a crescere in modo esponenziale. “Vogliamo uscirne, ma non vogliamo che l’epidemia decolli di nuovo”.

In altre parole, le due cose che vogliamo ottenere – l’appiattimento della curva e la fine del lockdown – sono incompatibili. Ideare una strategia d’uscita, quindi, significa stabilire qual è il momento migliore per revocare le restrizioni e allo stesso tempo decidere cosa fare per mantenere sotto controllo i contagi. Una cosa è chiara: non possiamo contare su un vaccino che ci tolga dai guai. Ci vorranno molti mesi per trovarne uno efficace, se mai sarà possibile. “Non credo che aspettare il vaccino possa essere considerata una ‘strategia’. È solo una speranza”, afferma Woolhouse”.

Per quanto riguarda la seconda ondata di contagi si legge che: “Le strategie d’uscita, quindi, devono prevedere anche un piano per affrontare una seconda ondata. Sostanzialmente esistono tre modi per farlo, che potremmo chiamare : resistere, costruire e difendere.“.

Immunità di gregge

Per quanto riguarda l’immunità di gregge si legge sempre sull’Internazionale che: “… Ancora non sappiamo se guarire dal covid-19 ci rende immuni sul lungo termine. Ma anche se l’immunità è solo temporanea, una volta che abbastanza persone avranno incontrato il virus, l’immunità di gregge ne rallenterà o fermerà la diffusione per un po’ di tempo. “L’immunità di gregge scatterà se l’infezione si diffonde abbastanza”, dice Woolhouse. “Ma dobbiamo ancora capire meglio come funziona con questo virus”. Se, per esempio, l’immunità di gregge si costruisce rapidamente, forse la terza opzione è la più accettabile“. La terza opzione si riferisce al “difendere“, ovvero interrompere il lockdown e difendere chi è più vulnerabile al virus. Poi continua: “Se non si riesce a controllare la seconda ondata, potrebbe essere necessario abbandonare o sospendere momentaneamente tutte e tre le strategie, e questo potrebbe significare un ciclo ripetuto di chiusure, riaperture e chiusure. “È indubbiamente possibile che una volta sospeso il lockdown sia necessario reintrodurlo”, dice Woolhouse“.

La Cina come modello

Sempre sull’Internazionale si legge che: “Quindi la Cina può essere un modello per il resto del mondo? In una certa misura sì, dice Walters, ma le strategie di uscita dovranno essere adattate alle condizioni locali: “Non tutti i paesi avranno la capacità di condurre i test e di tracciare i contatti”. Perfino all’interno della stessa Cina, le strategie cambiano da regione a regione, a seconda delle situazioni specifiche. L’Unione europea ha dichiarato che sta lavorando a una strategia coordinata, ma per ora non se ne conoscono i dettagli“.

Ritorno alla normalità

Leggiamo che:Quale che sia la strategia di uscita che sarà scelta, è probabile che prima o poi torneremo a qualcosa che somiglia alla nostra vecchia vita. “Dobbiamo trovare il modo di convivere con questo virus continuando a comportarci in modo più o meno normale”, dice Woolhouse. “Potremmo essere costretti a conviverci per sempre, e sicuramente lo dovremo fare nel prossimo futuro. Quindi la strategia a lungo termine dovrà riguardare il modo di convivere con il covid-19”.

Tra circa un anno ci potrebbero essere dei vaccini, cure migliori e un certo livello d’immunità di gregge. Penso che torneremo alla nostra vita precedente”, afferma Walters. “Non è la prima volta che scoppia una pandemia. Le persone finiranno per vedere con occhi un po’ diversi il mondo, ma la situazione attuale non durerà per sempre. È solo un modo per ottenere un certo risultato, cioè l’appiattimento della curva per proteggere i sistemi sanitari. Non sappiamo esattamente quando finirà. Ma finirà”.

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