Cos'è il Recovery Fund e come può Aiutare l'Italia

Cos’è il Recovery Fund e come può Aiutare l’Italia

Nel vertice della Commissione europea, che si è tenuto ieri, si sta facendo sempre più nitida l’idea che si debba utilizzare un piano di sostegno per mitigare lo shock dovuto alla pandemia.

Tra le tante soluzioni si è parlato del Recovery Fund, cos’è il Recovery Fund e come può aiutare l’Italia? questa domanda è plausibile dato che il prolungato lock down ha messo in ginocchio il sistema economico nazionale ed europeo.

Tra i tanti dibattiti a cui siamo stati spettatori, si è citato molte volte il Mes, gli Eurobond ed infine ieri nel vertice europeo si è parlato del Recovery Fund, soffermiamoci su cosa sia questa proposta.

Cos’è il Recovery Fund?

La traduzione letterale di Recovery Fund è fondo di recupero, questa proposta è arrivata dalla Francia, che ha parlato di un fondo mirato con lo scopo di emettere obbligazioni, ma con la garanzia del bilancio Europeo.

La proposta francese ha fatto emergere che si può riuscire ad avere un punto di condivisione del rischio comune e non di un singolo stato, inoltre con il Recovery found non si parla di debiti passati, come in altre occasioni.

Il fondo di recupero sarebbe in comune da ora e nel futuro, in modo da accontentare sia i paesi che hanno dei conti di bilancio interni positivi che per i paesi che li hanno negativi.

Per avere questo finanziamento comune la strada da intraprendere è quella di raccogliere la liquidità data dall’emissione dei Recovery Bond, e una volta avuta la liquidità dovrebbe essere distribuita in modo più importante verso le nazioni che hanno risentito maggiormente della pandemia.

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L’idea della Francia è stata accolta in modo positivo anche dal Presidente del Consiglio Conte, il quale è intenzionato a realizzarla in modo celere.

Cosa sono Recovery Bond e perché sono utili al Recovery Fund

I Recovery Bond sono sostanziali per la realizzazione della proposta della Francia, questi sono dei titoli di debito.

I Recovery Bond sono uno strumento che si basa sulla dotazione di un capitale che viene fornito da una nazione.

Sono delle obbligazioni comuni che hanno la garanzia del bilancio EU, Per attuare il Recovery fund è perciò sostanziale emettere i Recovery Bond.

Quindi il programma dei fondi comuni non prevede una condivisione dei debiti passati, ma solamente quella futura, abbassando il tasso di rischio.

Leggi anche: Cos’è il Default e come l’Italia può salvarsi

Esiste una differenza tra gli Eurobond e i Recovery Bond?

Tutti questi nuovi termini recano confusione, Eurobond, Coronabond e ora anche i Recovery bond, cerchiamo di fare il punto su quali siano le differenze tra gli Eurobond e i nuovi Recovery bond.

Gli Eurobond sono oramai stati menzionati moltissime volte e di solito non sempre in modo appropriato.

Gli Eurobond sono stati concepiti come un titolo obbligazionario comune, ma mai utilizzati.

I Titoli verrebbero emessi da un’Agenzia comune di debito, facendo si che il rischio di debito individuale diventasse collettivo. Utilizzando gli Eurobond si andrebbe ad attivare un grande mercato delle obbligazioni, immettendo una maggiore liquidità.

Il nodo che riguarda gli Eurobond è dettato dagli interessi che variano a seconda della durata del prestito, ma non solo, perché vi è differenza da chi emette il Titolo, tutto dipende dalla percezione degli investitori che si basano sulla solidità di chi ha emesso il titolo, ovvero lo stato.

Facendo un esempio pratico, se a richiede un prestito fosse l’Italia, che ha già un debito nazionale molto importante ed un Pil debole, dovrebbe pagare un tasso di interesse maggiore.

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Entro il 6 maggio verrà approvata questa nuova proposta

La differenza tra gli Eurobond e i Recovery bond è che i secondi avrebbero la condivisione del debito ma solo futuro, senza avere una mutualizzazione dei debiti passati. Ecco perché sono stati accettati anche dai paesi con un debito pubblico inferiore.

Come verrà attuato il Recovery fund?

Il Recovery fund ci sarà, ora la domanda è come verrà attuato e quando. Per definire i molteplici cavilli finanziari e tecnici non ci vorranno due giorni, anche se la Commissione europea ha dichiarato di elaborare la proposta entro il 6 maggio.

Per trovare i fondi che poi verranno destinati per la ripartenza degli stati si dovrà attuare un bilancio che sia pluriennale e verificare il Pil, che sembra essere inferiore all’aspettativa. Altro punto che ancora non è chiaro è se l’aumento del debito sarà uguale a tutti i paesi comunitari, oppure si baserà su dei fattori economici interni per ogni stato.

Altro fattore che ancora deve essere chiarito, è in relazione a chi andranno destinati i soldi e come verranno erogati. La crisi oramai è diventata simmetrica ma non con le stesse conseguenze, perché anche se la pandemia ha bloccato molte nazioni, non l’ha fatto allo stesso modo, si immagina perciò che i fondi verranno destinati in maggiore dimensione ai paesi che ne hanno risentito in modo maggiore.

La Spagna pochi giorni fa ha proposto che vi sia una ripartizionatone del fondo in base alla contrazione del Pil e al conseguente aumento della disoccupazione.

Un punto che ancora non è chiaro è se verranno erogati sotto forma di prestito come il Mes o il Sure e con le conseguenti regole rigide, oppure in un’altra forma.

Se si avessero gli stessi margini del Mes o del Sure, i paesi maggiormente colpiti e con dei debiti Sovrani più alti ne risentirebbero a fronte dei paesi con minori debiti pubblici come ad esempio l’Olanda.

Inoltre determina un ruolo fondamentale anche la tempistica, che deve essere celere, i tempi di approvazione dei bilanci dovranno essere sveltiti, tutte queste domande potranno trovare una risposta il 6 maggio 2020.

Come l’Europa si interfaccia con la crisi del COVID-19

Nel Consiglio europeo che si è tenuto il 23 aprile 2020, in modo virtuale, sono state approvate tutte le misure finanziarie accordate, si vede il via libera ad un pacchetto di 540 miliardi di euro per nuovi prestiti per le imprese, da parte della BEI, il Sure da 100 miliardi per integrare le casse integrazioni, inoltre l’introduzione del Mes per la sanità.

Ma il punto focale del Consiglio è girato intorno al Recovery Fund e al suo accordo, che come abbiamo detto è stato portato a termine.

In questi mesi l’Europa è arriva alla conclusione che i vecchi strumenti non sarebbero bastati per fronteggiare l’ipotetica recessione, solo fino a pochi giorni fa però ancora non vi era un’idea unitaria rivolta ad attuare una nuova formula di sostegno comune.

Sono serviti più mesi per far capire che non era un problema di un solo stato ma di tutta l’Europa.

I poteri forti dell’eurozona si sono accorti che non possono e non potranno bastare ne il Mes ne il Sure, che fornendo prestiti ai paesi più deboli non farebbero altro che far aumentare il debito e rendere ancora maggiore la distante fra il Sud Europa e il Nord che ha da sempre debiti pubblici inferiori.

La BCE con la manovra finanziaria che ha eseguito, acquistando dei titoli di oltre 1.000 miliardi ha dato la possibilità all’Europa di guadagnare tempo prezioso, ma che non può durare per sempre, dato che la BCE non potrà comprare titoli all’infinito.

Come il Governo Italiano vede il Recovery Fund

L’introduzione del Recovery Fund dal Presidente del Consiglio Conte è stato accolto a braccia aperte, felice che la Comunità europea abbia compreso che per uscire dalla crisi, vi è necessità di uno strumento forte e di coesione con i 27 stati membri.

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