La Guerra in Medio Oriente e l'Economia mondiale

La Guerra in Medio Oriente e l’Economia mondiale

La guerra in Medio Oriente e l’economia mondiale è appesa ad un filo. Da pochi giorni la ferita tra Israele e la fazione palestinese di Hamas a Gaza è di nuovo aperta, questo comporta una scossa per l’economia mondiale.

Certamente la vicenda è molto antica e ha mille cavilli che molte volte rimangono difficili da capire. Questa guerra tra il popolo ebraico e il popolo arabo ha riportato alla luce un conflitto che dura circa un secolo.

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Cerchiamo ora di comprendere in breve le motivazioni, lo svolgimento e il perché l’economia mondiale è in forte rischio da questo inasprimento del conflitto.

I conflitti tra israeliani e palestinesi: La storia

Per capire cosa sia successo tra il popolo israeliano e palestinese è necessario fare un salto nel passato e arrivare al 1948, quando ci fu la nascita dello Stato di Israele. In quel dato momento ci furono delle rappresaglie da parte di Israele verso i Palestinesi, in tali rappresaglie morirono circa 300 persone.

Ai tempi lo Stato di Israele deportò migliaia di famiglie e le costrinse a rifugiarsi nella striscia di Gaza, luogo destinato ai “nuovi ebrei”.

Di seguito arrivò l’Olocausto che causò la crudele deportazione e sterminio degli ebrei.

Una volta finita la Seconda Guerra Mondiale, con il Patto Atlantico si volle trovare un modo per risarcire il popolo ebraico per i danni subiti, concedendo loro la terra promessa, dove il popolo sopravvissuto alla persecuzione nazista poteva fondare il proprio stato. La terra promessa era ed è tuttora la Striscia di Gaza. Purtroppo il conflitto non finì, e tuttora continua a portare solo morte e distruzione.

La guerra tra Israele e la Palestina provocò nel corso degli anni devastazione e morte.

Comunque l’attuale situazione è il risultato della Guerra dei Sei Giorni che risale al 1967. A uscirne vincente fu Israele che riuscì a occupare tutta la Cisgiordania e Gerusalemme Est. Man mano Israele ha ceduto parti di questi territori ai palestinesi, continuando a tenerli sotto il proprio controllo, con la pretesa di poter intervenire militarmente e di costruire insediamenti.

Perché si è riacceso il conflitto tra la Israele e Gaza?

Principalmente sono quattro i punti chiave che hanno riacceso le dispute tra Israele (Hamas) e Gaza. Oltre alle ragioni storiche che hanno segnato l’inizio di tale conflitto, c’è sicuramente qualcosa in più.

Di base dietro al conflitto ci sono i confini non ancora definiti, il controllo di Gerusalemme, il ritorno dei rifugiati palestinesi e gli insediamenti dei coloni israeliani. Ma ad innescare nuovamente la guerra, sembrerebbe che siano state le proteste dei palestinesi generate dagli sfratti dalle loro case nel quartiere di Sheikh Jarrah.

Alcuni giorni fa Hamas ha lanciato dei missili su Israele, inoltre ci sono stati dei bombardamenti su Gaza. Tel Aviv ha risposto duramente inviando 750 raid aerei. Si parla di centinaia di morti e di feriti, tra cui diversi alti dirigenti di Hamas, e sfortunatamente anche minorenni e donne da entrambe le fazioni.

Le rivolte di Gerusalemme

Le proteste sono cominciate a causa della decisione presa dal governo israeliano di cacciare via i palestinesi dalle proprie case nel quartiere di Sheikh Jarrah, nella zona est di Gerusalemme, per darle poi ai coloni israeliani.

La lotta tra i due popoli non da alcun cenno di cedimento. Tutto ebbe inizio circa 70 anni fa, ovvero dal giorno in cui fu fondato lo Stato di Israele con lo scopo di dare una terra agli ebrei dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Fino a qui niente di sbagliato, se non il fatto che quei territori erano già occupati dai palestinesi che vi abitavano da centinaia di anni.

Le proteste sono arrivate fino alla Striscia di Gaza, che per chi ancora non lo sapesse, si tratta del territorio incluso nello Stato di Israele ma che è sotto il controllo di Hamas (Movimento Islamico di Resistenza), e in tutta la Cisgiordania.

Queste proteste purtroppo hanno dato origine a una nuova guerra, con razzi da Gaza su Israele e viceversa.

Le ragioni dell’attacco contro Israele da parte di Hamas, fondamentalmente sono state due ,la prima per rispondere alla sopraffazione contro il popolo palestinese e la seconda è racchiusa nell’aggressione avvenuta a Gerusalemme.

Palestinesi e israeliani troveranno mai un accordo definitivo per la pace?

Fino ad oggi tutti i tentativi di pace sono finiti senza esito positivo, compresi gli accordi di Camp David, che avvennero nel 2000, firmati dal Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, il Primo Ministro israeliano Ehud Barak e il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Yasser Arafat.

Secondo l’opinione di molti, una delle soluzioni sarebbe quella di dividere i due popoli in due Stati. La soluzione per i palestinesi sarebbe quella di diventare uno Stato indipendente, e avere come capitale della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, Gerusalemme Est. Prospettiva molto difficile da mettere in atto, in passato ogni iniziativa non ha portato a nessun risultato.

Alla base c’è il fatto che nessuno vuole rinunciare a Gerusalemme, che è un luogo sacro per tre religioni che sono ebraismo, islam e cristianesimo.

Chiaramente Israele non vuole che la Palestina diventi un Stato indipendente, consegnando una parte della Città Santa.

Tregua tra Hamas e Israele

Stando alle ultime notizie, sembrerebbe che tra pochi giorni ci sarà una tregua tra Hamas e Israele.

Ma allo stesso tempo queste voci vengono smentite,  il premier israeliano Benyamin Netanyahu dichiara di volere “continuare a colpire”. Le sue parole sono state: “Le istruzioni sono di continuare a colpire con durezza gli obiettivi del terrorismo. Continueremo ad agire per quanto necessario per riportare calma e sicurezza a tutti i cittadini di Israele”.

Intanto tra USA e Israele si accordano sulla vendita di armi. Gli Stati Uniti sostengono lo Stato di Israele,  il presidente Biden ha approvato la vendita di armi a Tel Aviv, per un valore di 735 milioni di dollari.

A proposito di questo ha espresso una sua opinione anche il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, che è contro Israele e i suoi alleati, dicendo che: “Biden ha le mani sporche di sangue”.

A Israele confermano il loro pieno sostegno anche l’Olanda e la Germania, oltre che agli Stati Uniti.

Le più grandi potenze mondiali si stanno schierando chi da una parte e chi dall’altra, anche se alla base tutti vogliono che si arrivi ad un accordo di pace tra i palestinesi e gli israeliani.

L’Onu si sta impegnando per ottenere un cessate il fuoco immediato. António Guterres,  il segretario generale delle Nazioni Unite, ha dichiarato che: “I combattimenti devono fermarsi immediatamente. Razzi e mortai da una parte, bombardamenti aerei e di artiglieria dall’altra devono cessare. Mi appello a tutte le parti affinché prestino attenzione a questa richiesta”.

Il 17 maggio,  Haaretz, il  quotidiano israeliano ha riportato la dichiarazione di Abu Ubaidah, un portavoce militare di Hamas, che ha riferito che ” Israele sta intensificando la sua offensiva su case ed edifici residenziali nelle ultime ore e quindi avvertiamo Israele che se non si ferma immediatamente, torneremo ad attaccare Tel Aviv”.

Conclusioni

Il possibile cessate il fuoco potrà essere un punto di partenza per un processo di pace? Oppure si tratterà solo di una breve pausa?

A influenzare l’esito di questa guerra saranno le eventuali decisioni prese dalle quattro potenze che sono gli Stati Uniti che sono assolutamente necessari per negoziare con Israele, poi c’è il Qatar che sostiene Hamas, la Giordania, che gestisce la Spianata delle Moschee a Gerusalemme Est e infine l’Egitto che confina con Gaza, il cosiddetto valico di Rafah.

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