Tesoro di più di 800 monete d’oro romane, 1 milione di euro a testa per gli scopritori

Un tesoro spettacolare quello che gli archeologi hanno portato alla luce a Como, una cittadina alpina, situata molto vicino alla frontiera con la Svizzera. Lavorando sulle fondamenta dell’antico teatro Cressoni, edificio storico aperto nel 1807 e chiuso nel 1997, i lavoratori hanno scoperto una giara in pietra riempita con almeno 800 monete d’oro romane risalenti alla fine dell’epoca imperiale e una barra di metallo placcata in oro. Dopo una lunga trafila giudiziaria, finalmente dopo 4 anni di procedimento i giudici del Consiglio di Stato hanno affermato che l’azienda committente dovrà ricevere un milione di euro per la scoperta. Il Ministero è ora obbligato a rispettare la decisione dei giudici di Palazzo Spada e pagare il giusto compenso.

La zona di Como in epoca romana

Se la zona di Como è stata abitata fin da tempi molto antichi, fu con Giulio Cesare che divenne una vera e propria città, nel 59 a.C., e chiamata Novum Comum. La città si sviluppa in seguito e restando un punto piuttosto importante per tutta l’epoca romana. Il teatro, dove il tesoro è stato scoperto, si trova non lontano dal forum, il cuore della città romana durante l’antichità.

Le monete trovate raffigurano diversi imperatori della fine dell’epoca imperiale: Onorio (393-423), Valentiniano III (425-455), Leone I (457-474) o ancora Libio Severo (461-465). Tutti questi imperatori appartengono all’ultima era dell’impero, un’epoca caotica, caratterizzata da gravi disordini, da ripetute invasioni dei popoli barbari germanici, di instabilità politica. Le monete del tesoro rappresentano quindi un esempio delle ultime monete coniate dall’impero romano. L’impero romano d’Occidente crollò nell’anno 476, e la moneta più recente risale al 474, solo due anni prima della fine dell’impero.

Il tesoro e la valutazione

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La scoperta del tesoro, nascosto in una giara di pietra, fa pensare che fosse stato interrato e messo al sicuro in una maniera che questo potesse essere facilmente recuperato in caso di pericolo imminente o di bisogno. Le monete sono state impilate e disposte in rotoli ( come quelli che oggi vediamo nelle banche o nei supermercati) e questo fa pensare agli archeologi che il proprietario di queste monete fosse una banca pubblica e non un privato cittadino.

Ma da dov’è cominciato tutto? Nel 2016 Officine Immobiliari acquistano da Nuova Beverà srl il complesso immobiliare dell’ex teatro Cressoni. Visto che questo complesso immobiliare si trova in una zona chiamata “a rischio archeologico”, tutti i lavori devono essere portati avanti sotto la presenza di una squadra di archeologi. La zona a rischio archeologico viene deliberata quando è possibile che nel terreno possano essere rinvenuti manufatti di epoca antica, in questo caso romana o medievale, e quindi l’azienda deve procedere con i lavori con cautela e rispettando particolari regole.

Nel 2018 i lavori possono cominciare. il progetto della ditta è di trasformare l’ex teatro Cressoni in un complesso immobiliare di case di lusso. Quando alcuni lavoratori, intenti nella demolizione e nella costruzione degli impianti idrici, si sono trovati davanti questo recipiente non sapevano cosa avrebbero trovato al suo interno.

Una giara in pietra ollare che conteneva più di 800 monete d’oro di epoca romana, tre anelli, una pepita e un lingotto d’oro, e altri materiali placcati in  oro.

I lavori al cantiere si sono fermati per permettere nuove analisi archeologiche e il tesoro trasferito ai laboratori del Mibac (Ministero per i beni culturali e artistici) di Milano, dove è stato analizzato dai ricercatori e dove le monete sono state pulite e distaccate dalla giara.

All’epoca dei fatti il ministro Alberto Bonisoli scrive che questa scoperta aveva un valore storicamente e culturalmente inestimabile, e che si tratta di un messaggio per noi proveniente dai nostri antenati.

Grazia Facchinetti, un’esperta di valutazione di monete antiche (numismatica) scriverà un intero libro sul ritrovamento di Como, affermando che una sola di quelle monete potrebbe valere migliaia di euro.

Secondo le leggi italiane quando un tesoro archeologico viene trovato in questo modo la proprietà di quel tesoro appartiene allo stato e alla comunità, ma che il proprietario può sempre chiedere una percentuale del valore del ritrovamento.

La valutazione del tesoro e la ricompensa

Nel 2021 la questione del tesoro di Como arriva in tribunale. Il Ministero dei beni culturali valuta il tesoro a 3,89 milioni di euro e offre all’azienda Officine Immobiliari (proprietaria del terreno) 369.041, 36 Euro, e cioè il 9,5% del valore totale del tesoro.

La società Officine Immobiliari non accetta la cifra proposta e decide di rivolgersi al tribunale amministrativo (TAR), sostenendo di aver diritto (secondo l’articolo 92 del decreto legislativo 42 del 2004) a un quarto del valore del tesoro, perché la loro azienda rappresenta l’entità che ha scoperto il tesoro.

Il 30 maggio del 2022 arriva la sentenza dei giudici del Tribunale amministrativo, che respingono le richieste di Officine Immobiliari, presentando come giustificazione il fatto che non è chiaro a chi debba essere riconosciuta la proprietà del ritrovamento: all’azienda committente, alla società specializzata in scavi archeologici o alla ditta che ha effettuato materialmente i lavori sul terreno. In più, il TAR sostiene che non è stato effettuato un provvedimento formale di concessione. Quindi mantiene il corrispettivo dovuto all’azienda da parte del Ministero a 369.041,36 euro.

Il Consiglio di Stato, però, a inizio 2024 ribalta questa decisione. I giudici di Palazzo Spada hanno affermato che all’azienda committente Officine Immobiliari deve spettare la paternità della scoperta, che non essendo un premio (come per le Lotterie o il gioco del Lotto) non deve essere applicata la ritenuta di imposta alla fonte del 25% e che Officine Immobiliari deve partecipare al procedimento per la quantificazione del premio.

Il Ministero sarà ora obbligato da questa decisione a pagare all’azienda committente Officine Immobiliari quasi un milione di Euro, un quarto della valutazione del valore del tesoro e dovrà farlo facendo assistere alla quantificazione della cifra l’azienda stessa.

La lunga trafila giudiziaria, però, non sembra essere arrivata ancora una fine, perché anche la valutazione del tesoro, che ad oggi è di 3,89 milioni di euro, sembra essere una valutazione contestata da più parti.

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